Lettera di Pietro Montana a Massimo Consoli, in cui si fa riferimento al delitto di Giarre e al suicidio di Alfredo Ormando
Corrispondenza: a Piero Montana. Carta intestata Archivio Massimo Consoli. Massimo Consoli conferisce al destinatario il patrocinio dell’Archivio Massimo Consoli in relazione al suo ultimo lavoro intitolato “W. C.”
Lettera di Cinzia Iannaccio di Telesalute a Massimo Consoli, invito alla trasmissione «PREVENZIONE» del 12 luglio 2000 sull'identità sessuale.
Anno XII - N251: "La Stonewall italiana"
Rome Gay News
BANDIERA GAY
LA STONEWALL ITALIANA
Caro Massimo,
dopo la lettura del libro di Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia e il tuo Bandiera Gay, mi sento obbligato ad intervenire, affinché pagine di storia inerenti ad avvenimenti che hanno determinato lo sviluppo e l’affermazione del movimento omosessuale nel nostro Paese, dopo essere state rimosse, non cadano definitivamente nell’oblio.
Il libro di Barilli ed il tuo infatti non fanno alcuna menzione dell’esistenza dei Fuori di Palermo, prima associazione politica degli omosessuali in Sicilia, fondata dal sottoscritto nel novembre ’76.
La cosa non sarebbe poi così grave, se l’associazione gay palermitana fosse stata una delle tante sorte in quegli anni nel nostro Paese, che poca o scarsa influenza avrebbero avuto nel corso degli avvenimenti.
I fatti dimostrarono che la verità è alquanto diversa. Intanto un dato sicuramente indiscutibile è che dalle drammatiche vicende di Giarre al caso Ormando i giovani siciliani con coraggio, generosità, spirito di sacrificio hanno sempre dato un enorme contributo alla lotta contro il pregiudizio omofobo.
Per tornare alla fine degli anni ’70 dobbiamo invece ricordare che il Fuori di Palermo per l’eclatante e dirompente visibilità dei suoi militanti, impegnati allora in manifestazioni di piazza, che posero l’associazione gay siciliana all’attenzione della cronaca nazionale, aveva finito per costituire un sicuro punto di riferimento per tutti i gay dell’Isola che volessero uscire allo scoperto ed impegnarsi nella rivendicazione dei diritti civili.
L’attenzione dei mass media prestata alla rivoluzione culturale messa all’opera dai Fuori palermitani, finalizzata ad un profondo rinnovamento del costume in un Sud ancora assai retrogrado, fece sì che la come in quegli anni un’associazione omosessuale potesse contare in Sicilia sulla disponibilità di tantissimi e coraggiosi militanti, di cui qui ricordo, en passant, solo Giuseppe Di Salvo, Mario Blandi, Salvatore Scardina, Franco Lo Vecchio, Gino Campanella, Massimo Milani ed ancora Nico Genaro, fondatore del Teatro Madre e vittima qualche anno fa dell’aids.
Quando ai primi di novembre dell’80 si ebbe notizia dei due giovani omosessuali di Giarre, che non riuscendo a vivere in pace la loro storia d’amore, si fecero uccidere, si respirò nell’Isola un clima di rivolta.
I Fuori nazionali, che proprio in quei giorni partecipavano ai lavori del congresso del Partito Radicale a Roma, decisero di inviare sul posto dei suoi dirigenti (Enzo Francione, Bruno Di Donato ed il sottoscritto) allo scopo di far fronte ad una situazione ritenuta insostenibile e con l’intento di avviare pubblicamente un processo non alla Città di Giarre, bensì a tutta una isolana cultura mafiosa, omologata ad una falsa morale perbenista.
Dapprima a Catania ed una conferenza stampa nella sede locale del Partito Radicale, poi con interventi in piazza con dibattito da noi organizzato nella sala della biblioteca comunale di Giarre, il Fuori raggiungeva l’obiettivo, grazie all’attenzione dei media di amplificarne, gridandola, la rabbia di migliaia di omosessuali in rivolta, non più disposti a vivere nella colpa e nella clandestinità la loro omosessualità.
Non esagero, se qui vengo ad affermare che furono proprio i tragici fatti di Giarre e non altro, a costituire, 11 anni dopo, la vera battaglia di una Stonewall italiana.
Grazie al lavoro svolto dai militanti palermitani del Fuori quotidianamente sempre in trincea nella lotta al pregiudizio antigay, la Sicilia rappresentò infatti per quegli anni una importante piattaforma per un rilancio dell’intero movimento gay italiano, tanto che Marco Bisceglia si precipitò proprio a Palermo per fondarvi nel dicembre ’80 l’approvazione di numerosi omosessuali siciliani, la prima e storica associazione dell’Arcigay, mentre nel giugno dell’81, ancora a Palermo si ebbe la prima festa nazionale gay ed un incontro tra Arcigay e i partiti per la presentazione di un programma ed una serie di richieste.
A questo punto, ci domandiamo per quali motivi ancora la prima assemblea nazionale dell’Arcigay si svolse sempre a Palermo nel marzo dell’82?
Evidentemente perché è stato a Palermo che gli omosessuali fecero sentire in quegli anni maggiormente la loro voce, facendo pressione su partiti ed istituzioni, e perché, grazie al lavoro svolto dai Fuori palermitani l’Isola ribolliva in quegli anni di fermenti culturali tali, da indurre la sinistra ad intervenire sul capoluogo siciliano prima ancora che fosse troppo tardi, rischiando altrimenti di affidare al solo Partito Radicale ed ai compagni anarchici le sorti degli omosessuali italiani.
Non dimentichiamo inoltre che i fatti di Giarre furono anche occasione della nascita, proprio nei giorni susseguenti ai tragici avvenimenti, della prima associazione politica dei gay catanesi, costituita dall’apertura di un’altra sezione del Fuori ad opera di Salvatore Canto e Carlo Labadie.
Fatti questi, che siamo in grado di provare grazie a materiale di documentazione in nostro possesso.
Al di là di una possibile disinformazione, al di là dell’importanza di questi due primi lavori, i soli che hanno avuto riscontro editoriale, al di là del tuo indiscutibile orgoglio di storico impegnato di militante gay, dalla lettura di questi due libri sulla storia del nostro movimento si ha l’impressione comunque che la ricostruzione storica degli avvenimenti sia alquanto carente e parziale, se non addirittura selettiva al fine di rivendicare sostanzialmente in un caso a questo o a quel gruppo gay nordista dell’asse Milano Bologna, legato all’Arcigay, nell’altro all’azione di circoli e militanti gay più vicini al tuo Archivio i meriti delle battaglie, che nei due volumi vengono più sbandierate.
Come si spiega altrimenti che anche al riguardo del più recente caso Ormando, perfino nel tuo Bandiera Gay, non si ha alcun riferimento delle manifestazioni omosessuali a Palermo e Catania e del contributo dato dal sottoscritto per ripristinare la verità dei fatti e inchiodare la Chiesa Cattolica alle sue pesanti responsabilità?
Piero Montana
Caro Piero,
Ti ringrazio per la tua lettera di chiarimenti che apre una pagina importante nella storia del nostro movimento e dice delle cose che vanno conosciute e discusse proprio per non essere parziali o disinformati, come dici tu.
Io rispondo di me stesso e non ho né l’autorità né la presunzione di parlare a nome di altri. Di conseguenza, lascio a Barilli l’incarico di rispondere di ciò che lo riguarda. Per quello che concerne me, ti rispondo come segue.
Nel corso degli anni, in almeno tre occasioni ho direttamente scritto ai gruppi gay italiani sollecitandoli a farmi avere tutte le notizie che li riguardavano e, perciò date importanti nella loro vita, avvenimenti, manifestazioni, corrispondenze, attività, ritagli di giornali, comunicati e tutto quanto loro stessi avessero giudicato importante e meritevole d’essere conservato in un archivio… a futura memoria. E devo dire che mi sono scontrato contro un muro di gomma! Solo due o tre circoli hanno risposto.
Ancora: mentre scrivevo “Stonewall” ho telefonato a varie persone chiedendo un elenco delle date più salienti nella vita della loro organizzazione: Franco Grillini mi mandò subito una lista abbondantemente commentata che io integrai con i miei dati; Angelo Pezzana mi disse che aveva avuto un incidente al braccio e (mi sembra) e non poteva scrivere.
Purtroppo, e soprattutto in questi ultimi anni, le mie disponibilità finanziarie sono più che esaurite e non posso permettermi di seguire i giornali più importanti, come facevo una volta, comprando quattro/cinque quotidiani e lo stesso numero di settimanali, ad esempio. Questo vuol dire che sono impossibilitato a procurarmi da me quelle informazioni che altri non mi mandano.
A questo va aggiunto che Bandiera Gay prima di tutto non è un lavoro solo mio, ma a più mani, e poi pretende di essere “la” storia del movimento gay italiano ma, com’è detto fin dalla copertina, “una” storia attraverso l’Archivio Massimo Consoli, attraverso i materiali del mio Archivio.
Forse è importante fare un po’ di “cronaca”, dopo tanta “storia”.
Il Ministero dei Beni Culturali (che, per semplificare, viene una volta il Ministero della Cultura Popolare veniva definito “Minculpop”, da ora in poi verrà riassunto in “Minbencul”) voleva, disperatamente voleva, un catalogo del materiale presentatomi mio Archivio.
La scusa gli era stata fornita da Franco Di Matteo, che non aveva presentato una proposta a quel scopo.
E loro erano stati più che felici di farla propria. In effetti, ciò che è sempre mancato al Minbencul è l’inventario: come potevano, gli ignoranti funzionari di via Gaeta, vincolarmi neanche loro sapevano esattamente cosa?
Le cose erano arrivate ad un binario morto. I ministri che si sono alternati al Minbencul, Veltroni e Melandri, non si sono mai degnati di rispondere alle mie lettere, né hanno pensato di scusarsi per i problemi che mi hanno creato con il loro comportamento irresponsabile.
Di conseguenza, avere tradito i miei ideali liberali e la fiducia di chi crede in me, se gliel’avessi data vinta.
Il Minbencul si è comportato male, e non voglio qui entrare in particolari perfino dolorosi da ricordare.
Mi sono rifiutato di fare il catalogo e, soprattutto, la mostra alla quale tanto agognavano.
Nel frattempo, Fabio Croce si era offerto di pubblicare lui, a sue spese (e rinunciando ai 30 milioni stanziati dal Minbencul) il famoso catalogo.
Con questo spirito di sacrificio che io, esattamente, chiamo Bandiera Gay: un catalogo del materiale del mio archivio che doveva essere presentato al pubblico in occasione del 17 novembre 1999, per farlo coincidere con il 30° anniversario della Carta di Amsterdam, il documento pubblicato nel 1969 e al quale (per far capire la sua importanza) quattro anni fa il Ministero delle Poste aveva emesso un annullo speciale.
Per dare senso logico alla ricorrenza, i materiali del catalogo avevano riferimento con il movimento gay italiano.
Le mie cose, potrete fare cento mostre e cento cataloghi diversi. Ad esempio: storia dell’aids, storia delle carceri gay, storia dei calendari gay, storia dei personaggi gay, storia dei luoghi gay, dei monumenti gay, dei cimiteri con personaggi gay… sempre attraverso i materiali dell’Archivio Massimo Consoli.
Tra l’altro, in seguito alla confusione generale a questo fare e non fare, insieme al tempo che il Minbencul ci ha fatto perdere con i suoi silenzi, la sua politica, i suoi vincoli, ho perso il controllo della parte finale della pubblicazione di Bandiera Gay, così che non ho potuto più inserire le ultime cose che mi stavi mandando proprio tu soprattutto su Alfredo Ormando (e tu sai che nessuno, più di me, ha preso a cuore il caso di questo nostro fratello martire).
Ma queste sono sbavature che non intaccano, secondo me, l’importanza del catalogo nel suo insieme. Al contrario, ti posso garantire che un’opera come Bandiera Gay è stata necessaria proprio perché l’intero movimento, con tutte le sue componenti, vi si può rispecchiare dando a ognuno la possibilità di dire la sua per poter poi scrivere una storia più completa, più corretta.
Tuo,
Massimo Consoli
Lettera di Piero Montana a Consoli e Mario Anelli, ricordo di una manifestazione tenutasi a Roma il 30/10/1976, organizzata da Consoli in ricordo di Pasolini