Unità documentaria D003 - Articolo relativo l’esecuzione di 4 ragazzi omosessuali a Teheran

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Codice di riferimento

IT ARC-RM FMC-S2-B2-F3-D003

Titolo

Articolo relativo l’esecuzione di 4 ragazzi omosessuali a Teheran

Date

  • 1979 aprile 4 (Creazione)

Livello di descrizione

Unità documentaria

Consistenza e supporto

Area del contesto

Nome del soggetto produttore

(Roma, 12/12/1945 - Roma, 4/11/2007)

Istituto conservatore

Storia archivistica

Modalità di acquisizione

Area del contenuto e della struttura

Ambito e contenuto

4 April 1979

Ce l’aspettavamo, ormai, da un momento all’altro.
Era nell’aria.
Troppe notizie preoccupanti arrivavano da Teheran, ed il cliché della “rivoluzione islamica” era troppo somigliante a mille altre “rivoluzioni” fasulle che nel corso della storia sono culminate nello sterminio degli omosessuali.
Perciò ce lo aspettavamo da un momento all’altro.
Le prime avvisaglie erano nell’aria già da quando arrivò in Occidente la parola “repubblica islamica”.
L’Islam è una religione pericolosa, piena di odio e di morte.
E poi le altre notizie: la donna e l’uomo sono eguali, è vero, però la donna non può e non deve fare determinate cose riservate all’uomo. E ancora, la donna non deve essere oggetto di turbamento, perciò deve coprirsi la testa, i capelli, le braccia e i piedi, e non deve vestirsi all'"occidentale", il che vuol dire: niente pantaloni.
Dopodiché altre novità: a Jamshid, una cittadina sul mar Caspio, lui e lei stavano facendo l’amore al di fuori dei vincoli matrimoniali. La pena è stata proporzionale: quaranta frustate a lei, ottanta a lui.
E non è tutto qui. L’8 marzo, giornata della donna, anche a Teheran ci sono state manifestazioni, o meglio, ci sono state bastonate per le ragazze che avevano creduto che la cacciata dello Scià potesse costituire un passo avanti e non cento passi indietro.
Ed in provincia, le più “moderne” sono state sfigurate col vetriolo.
E dagli uffici e dalle scuole le “eretiche”, come le ha definite “La Repubblica”, sono state trascinate per le strade, bastonate e “convinte” ad andare a “rivestire”.
E ci sono le notizie delle fucilazioni, non solo di politici o di militari compromessi con il passato regime, ma anche di uomini sportivi.
Ghaban Jaffari, campione di lotta al bastone, e Parviz Bada, campione asiatico dei pesi massimi per la boxe. È come se nel 1945 avessero fucilato Monzeglio, Meazza e Piola perché campioni dello sport italiano durante il fascismo, come ha intitolato un suo pezzo di prima pagina Oreste Del Buono sul “Corriere della Sera” del 9 marzo.
Perciò, dopo tanta preparazione, ce lo aspettavamo da un momento all’altro che nell’Iran rivoluzionario islamico di Komeini, succedesse anche quello che infine è successo: quattro omosessuali sono stati fucilati per aver avuto rapporti con un ragazzo.
La sentenza è stata, è, senza ombra di dubbio, “nel nome del popolo”, per gli interessi del “popolo”, sotto l’illuminata guida di Allah!
La sentenza parla di “violenza” praticata contro il giovane.
Non ci crediamo.
Siamo troppo furbi.
Ne abbiamo viste troppe.
E in ogni caso, non si uccide mai nessuno, per nessun motivo.
Perché se dovesse venir accettata la logica della violenza che chiama violenza, per quale motivo, allora, non dovremmo anche noi farla propria e, visto che Komeini è un nostro mortale nemico, e uno che ci uccide, perché non dovremmo noi stessi ucciderlo?

CHAMUN

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