Unità documentaria D209 - «Rome Gay News», n. 288: "Mariasilvia Spolato, Chi l'ha vista?"

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Codice di riferimento

IT ARC-RM FMC-SEST-RGN-D209

Titolo

«Rome Gay News», n. 288: "Mariasilvia Spolato, Chi l'ha vista?"

Date

  • 2002 gennaio 22 (Creazione)

Livello di descrizione

Unità documentaria

Consistenza e supporto

Area del contesto

Nome del soggetto produttore

(Roma, 12/12/1945 - Roma, 4/11/2007)

Istituto conservatore

Storia archivistica

Modalità di acquisizione

Area del contenuto e della struttura

Ambito e contenuto

Anno XIII - N288: "Mariasilvia Spolato, Chi l'ha vista?"

Mariasilvia Spolato
CHI L’HA VISTA?

Nell’estate del 1971 vivevo in Olanda, ad Amsterdam. Un giorno ricevetti una lettera dall’Italia da parte di una ragazza che diceva di aver chiesto il mio indirizzo al direttore dell’“Internazionale”, perché ero l’unico italiano che scriveva apertamente di omosessualità, sia su quel giornale anarchico che su altre pubblicazioni che le erano capitate tra le mani.
La ragazza manifestava l’intenzione di “fare un salto” su da me per conoscermi di persona e visitare quella che, all’epoca, era la città “gay più in” del mondo. Risposi dichiarandomi, ovviamente, interessato e ben disposto a ospitarla. Certo, tutto mi sarei aspettato tranne che vederla arrivare nella cittadina di Volendam, dove nel frattempo mi ero trasferito, nel cuore di una bella notte di settembre.
Fu così che conobbi Mariasilvia Spolato, l’insegnante di matematica e informatica di Frascati che stava gironzolando per mezza Europa alla ricerca di stimoli culturali omosessuali.
Non ne ricevetti una gran bella impressione, dal punto di vista umano. Anche a Roma, una volta rientrato in Italia, mi confermai nella prima impressione che avevo avuto: Mariasilvia mi era antipatica. Poi, per giunta, mi fece qualche scherzetto non tanto gradevole e decisi che non valeva la pena continuare a mantenere i contatti con lei.
A Roma, la ragazza si dette molto da fare, creando un gruppo omosessuale all’interno del Partito Radicale, ed un bollettino di informazioni. Tradusse anche molto materiale che aveva raccolto a Parigi o che si era fatto mandare dagli Stati Uniti o che le avevo dato io, in Olanda. Più tardi pubblicherà anche un’antologia di scritti di vari autori di mezzo mondo che, nel vuoto quasi totale dell’informazione specifica nel nostro Paese, avrà un grosso impatto culturale: “I Movimenti Omosessuali di Liberazione” (Samonà e Savelli, Roma, 1972).
Per un certo periodo, che ha coinciso largamente con gli inizi del nostro movimento, Mariasilvia è stata un personaggio di primo piano, di grande importanza e influenza sulle nostre origini e sull’indirizzo che andava assumendo l’omosessualità italiana, indipendentemente dalla mia poca simpatia per lei e dalle critiche che le avevo mosso.
Qualche anno fa, attraversando in auto la strada che congiunge Campo de’ Fiori a Piazza Navona (quando ancora si poteva fare!), vidi una barbona, ricoperta di stracci, piena di borse di plastica ricolme di chissà che. Rimasi come folgorato! Era lei! Mariasilvia!
Non ne ero sicuro al cento per cento poiché era stato come un flash… e l’avevo già sorpassata. Cercai di parcheggiare da qualche parte, ma era impossibile. Così, continuai per la mia strada.
I giorni seguenti chiesi un po’ in giro. Erano vent’anni, ormai, che non se ne parlava più. Soltanto i più vecchi sapevano chi era stata e quale importanza aveva avuto per la nostra comunità. Uno che l’aveva conosciuta bene era Marco Melchiori: ma, purtroppo non era più tra noi. Qualcuno mi confermò che era finita sulla strada e dormiva tra i cartoni sotto i ponti. Non l’ho più vista.
Recentemente mi sono giunte voci che possa trovarsi a Firenze o in qualche altra città del centro nord o in una comunità.
Oggi il movimento gay ha raggiunto un grado di organizzazione e consapevolezza impensabili nel 1971, o anche nel ’72 o nel ’73.
Io sono convinto che tra gli scopi di un movimento politico come è stato ed è il movimento GLBT, ci debba essere anche un’espressione tangibile di solidarietà verso i suoi membri in condizioni di disagio, soprattutto verso quegli elementi che hanno sacrificato una parte della loro vita, del loro tempo e del loro lavoro, proprio per costruire quello stesso movimento.
Movimento che si esprime in molti modi. Una delle sue manifestazioni più evidenti sono le associazioni ed i circoli. Credo che uno di questi circoli, o più di uno o tutti quanti insieme, debbano assumersi il compito di pensare a Mariasilvia Spolato, a questa sorta di “madre della patria GLBT”, a questa Sylvia Rivera italiana (sarà un segno del destino che hanno tutte e due lo stesso nome?).
Vorrei che il “Mario Mieli”, l’“Arcigay”, il “Pianeta Urano”, l’“Open Mind”, il “Fuori”… mettessero insieme le loro forze per dare un ricovero e assistenza e solidarietà ad una persona che, oggettivamente, ha dato il suo contributo anche alla loro esistenza.
Come primo passo, è importante soprattutto avere notizie certe su di lei. Invito, perciò, tutti coloro che sanno qualcosa a farsi vivi. Chi l’ha vista? Quando? Dove? Qualcuno sa dove si trova in questo momento? È raggiungibile? È avvicinabile?
Questo invito può anche essere fatto ai lettori dei giornali GLBT da parte dei loro direttori.
Sarebbe bello, anzi, lanciare una sottoscrizione nazionale proprio attraverso la nostra stampa e le nostre associazioni, per creare un fondo di solidarietà per i nostri fratelli e sorelle in condizioni di bisogno. E magari intitolarlo a suo nome.
In un secondo tempo, e se vi è la necessità (potrebbe anche darsi che Mariasilvia oggi viva felice e contenta a casa di un parente o di un amico o di un amante, anche se è un’ipotesi molto remota), si dovrebbe incaricare una persona o un organismo di fiducia che si occupi dei problemi concreti: ricerca di un’abitazione, organizzazione dell’assistenza e della compagnia e di tutto quello che serve in casi del genere.
Vorrei che questa mia non venisse considerata una lista di buone intenzioni irrealizzabili. Aiutare Mariasilvia Spolato è possibile e fattibile, e soprattutto, è un atto (moralmente) dovuto. E servirà da punto di partenza per analoghe iniziative umanitarie alle quali, lo ripeto, il movimento è ormai pronto e (ne sono sicuro) ben disposto.
Spero di sentire quanto prima delle risposte concrete da parte dei circoli e delle pubblicazioni GLBT e dei singoli individui.
Grazie per la pazienza dimostratami,
Massimo Consoli

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